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''Gli elettori non tollerano più che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente''

Berlusconi: ''Fini incompatibile con Pdl, no a partito nel partito''

Roma, 29 lug. (Adnkronos/Ign) - "Allo stato viene meno la fiducia nei confronti del ruolo di garanzia del presidente della Camera" indicato dalla maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni. Lo ha detto durante una breve conferenza stampa il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, leggendo il passaggio finale del documento approvato dall'ufficio di presidenza del Pdl, riunito oggi a palazzo Grazioli, che ha deciso il deferimento ai probiviri del vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchino, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata e Carmelo Briguglio.

L'ufficio di presidenza inoltre considera "le posizioni dell'onorevole Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l'attività politica del Popolo della Libertà". Il premier ha ricordato che il documento, lungo 6 pagine, è stato approvato con 33 voti favorevoli e 3 contrari.

Il Popolo della Libertà dice "no al gioco al massacro" afferma Berlusconi e sottolinea che gli ''elettori non tollerano più che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente, spesso oggettivamente in sintonia con posizioni e temi della sinistra e delle altre forze contrarie alla maggioranza, condotto per di più da uno dei vertici delle istituzioni di garanzia".

Per il premier, "i nostri elettori non sono più disposti ad accettare una forma di dissenso all'interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando giù l'esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto addirittura a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al Pdl".

"Mai prima d'ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell'attualità contingente - si legge in un passaggio del documento - rinunciando a un tempo alla propria imparzialità istituzionale e a un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre".

Il documento prosegue spiegando che "questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che nulla hanno a che vedere con un dissenso che legittimamente può essere esercitato all'interno del partito, ha già creato gravi conseguenze sull'orientamento dell'opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre più sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Popolo della Libertà".

"Le posizioni dell'onorevole Fini - si legge ancora - si sono manifestate sempre di più non con un legittimo dissenso bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del presidente del Consiglio".

"Abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento, non più derogabile, di fare chiarezza" ha detto poi il premier rispondendo ad alcune domande dei cronisti. A chi gli chiedeva se il documento, in qualche modo, possa essere una sollecitazione al presidente della Camera per il suo incarico, il Cavaliere ha replicato: "Riteniamo sia logico lasciare ai membri del Parlamento di assumere iniziative al riguardo". "Ma - assicura Berlusconi - il governo non è a rischio, abbiamo la maggioranza nel paese e il premier è al 60% del gradimento".

Nessun commento per ora da parte di Fini alle decisioni dell'ufficio di presidenza. Al termine della conferenza dei capigruppo, il presidente della Camera ha infatti evitato ogni dichiarazione di fronte ai giornalisti che lo incalzavano.

''Questa è una crisi. Berlusconi venga in Parlamento'' è quanto chiede il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Domani mattina la richiesta del Pd sarà formalizzata in Aula.

Da parte sua Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, mette in chiaro che "il presidente del Consiglio non dispone della Presidenza della Camera come fosse una sua proprietà. Un'altra volta si tratta di rispettare la Costituzione: noi non abbiamo votato Fini, ma dal momento in cui è stato eletto è il presidente di tutta la Camera, anche dell'opposizione".

Per Antonio Di Pietro, leader di Italia dei Valori, Fini dovrebbe ''dimettersi da presidente della Camera così finalmente potrà riacquistare un po' di dignità e ricominciare a fare politica come si deve fare senza tapparsi il naso votando leggi vergogna".

"Rilancio la mia proposta - aggiunge Di Pietro - chiedo a tutte le persone perbene di votare la sfiducia al governo Berlusconi. Idv, nella futura coalizione, sarà sempre contro le destre ma, in questo momento, Fini deve stare con noi e mandare a casa il presidente del Consiglio. Noi di Italia dei Valori abbiamo già presentato la sfiducia".



 
 
 
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