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''La conflittualità smarrisce gli elettori quando si pone all'interno di una stessa coalizione''

Pdl, Schifani: scontro pericoloso, giù i toni.

Roma, 29 lug. (Adnkronos/Ign) - "La dialettica e la conflittualità, quando è vista nella logica della contrapposizione di due coalizioni, è fisiologica ed è normale. Quando la dialettica e la conflittualità, a volte accesa, forse troppo accesa, si pone all'interno di una stessa coalizione costituisce elementi di stupore, di amarezza e di smarrimento da parte di quei cittadini che hanno votato per quella coalizione". Lo ha affermato il presidente del Senato, Renato Schifani, durante la cerimonia del Ventaglio.

"Viviamo un momento - ha sottolineato Schifani - direi più che di scontro istituzionale di confronto acceso e credo che nella storia del nostro Paese non si registrino precedenti di tal genere. Ma è uno scontro anomalo perché lo vedo più come uno scontro politico, perché la terza carica dello Stato, rivendicando il fatto di essere cofondatore di un partito, dinamicamente si pone nel contraddittorio con il presidente del Consiglio come cofondatore del Pdl e non come presidente della Camera".

"Vedo quindi più un confronto politico tra due uomini e non uno scontro istituzionale, anche se formalmente così appare. Lo scontro politico fa parte del sale della democrazia, lo scontro istituzionale può diventare pericoloso. Quindi mi auguro che si possano abbassare i toni", ha auspicato.

Schifani si è anche soffermato sulle indagini giudiziarie che non devono ''costituire condanna politica''. "Ritengo - ha detto - che i magistrati debbano fare la loro parte, debbano lavorare in serenità sia nella fase delle indagini che nella fase dell'accertamento della verità, nel contraddittorio delle parti nella fase dibattimentale. Ma io non me la sento di condividere un'equazione secondo la quale all'indagine debba conseguire la condanna politica".

"Credo nello Stato di diritto e nella presunzione di non colpevolezza - ha aggiunto - Mi rendo perfettamente conto che chi fa politica debba apparire immune da qualunque sospetto, però se all'indagine dovesse conseguire immediatamente, automaticamente la condanna politica noi rischieremmo di avere un Paese in cui la politica potrebbe essere condizionata dall'esterno. Così non è, ma non voglio nemmeno che questo pericolo venga paventato".

"Vi possono essere delle eccezioni - ha rilevato ancora il presidente del Senato - vi possono essere delle indagini dalle quali emerga in maniera chiara, incontestabile, da intercettazioni dalle quali si capisce con mano che sono state poste in essere azioni delittuose, ma sono casi straordinari. Dinanzi a casi del genere non vi è dubbio che il politico debba fare la sua parte, ma li vedo come casi straordinari, nella ordinarietà dei casi l'indagine non deve costituire condanna politica".

Ed ha ricordato i casi di politici ''che sono stati sottoposti a lunghe gogne mediatiche, a lunghi processi, per poi uscire assolti, il presidente Andreotti, che ci onora della sua presenza in Senato, è uno per tutti, potrei citarne degli altri, ma non voglio stare qui a ricordarli perché tutti noi li conosciamo".

"E' evidente che in presenza di elementi straordinari e gravissimi - ha quindi ribadito - il politico debba sentire nella sua coscienza l'esigenza di dimettersi, in presenza di indagini pesantissime dalle quali si evinca già che vi sono prove schiaccianti, inconfutabili, che qualunque forma di difesa non può ribaltare. Ma releghiamole alla straordinarietà".

Quanto al tema della legalità, il presidente del Senato ritiene che ''non debba essere esclusiva di nessuno'' ma ''per chi fa politica deve costituire un imperativo categorico''.

"La legalità - ha sottolineato - è un principio fondante del nostro patto sociale. Noi da politici dobbiamo dare l'esempio, ecco perché per noi deve essere un imperativo categorico, abbiamo un livello di allerta maggiore rispetto al comune cittadino e lo dobbiamo manifestare quotidianamente".

"Noi come Parlamento stiamo cercando di mettercela tutta nell'adozione di misure di contrasto all'illegalità. Abbiamo approvato severissime norme antimafia, mi auguro fortemente che la prossima settimana diventi legge il piano di contrasto alle mafie. Giorni fa ho fatto una lettera garbata nei toni e nei contenuti, anche perché le due commissioni stanno lavorando velocemente, per dare un ulteriore impulso alle commissioni Affari costituzionali e Giustizia perché portino alla ripresa dei lavori il disegno di legge anticorruzione. Dobbiamo dare questo segnale e mio compito - ha concluso la seconda carica dello Stato - è fare in modo che dopo l'estate l'Aula possa discutere il disegno di legge anticorruzione".



 
 
 
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