Roma, 4 set. (Adnkronos Salute) - Sant’Abbondio spopolava ai tempi della peste che nel 1.630 si abbatté su Como. L’intera cittadinanza lo invocò con un voto: raffigurare la sua effige sugli avvisi e le bollette di sanità, nella convinzione che il santo li avrebbe aiutati a resistere all’epidemia. San Benedetto, narrano le leggende, fa miracoli con le malattie infettive, San Valentino contro l’epilessia. Ogni malattia ha il suo santo in paradiso. A loro, nel tempo, si sono rivolte migliaia di anziane per chiedere guarigioni impossibili. Ancor prima che alle porte degli ospedali, donne e uomini di tutta Italia hanno bussato a quelle della Chiesa. Perché credenze popolari, ma anche atti e documenti antichi, attribuiscono capacità miracolose alle sacre icone.
''C’è tutto un mondo sommerso - conferma Mario Falconi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma - fatto di ‘fioretti’ e appelli ai Santi, di astinenze e digiuni''. A raccogliere le confidenze di chi si affida alla religione per risolvere drammi familiari e piccoli crucci quotidiani è il medico di base. ''Di aneddoti - racconta Falconi - ce ne sarebbero a migliaia. Ma è sbagliato pensare che questa abitudine sia consolidata solo nel 'popolino'. So di gente di cultura che si è abbandonata al sovrannaturale''.
Insomma, sono in molti a pensare che 'Dio vede e provvede'. Dio e la sua lunga schiera di Santi. Uno per ogni occasione. Contro le malattie nervose, la rabbia e la follia si invoca Sant’Acario di Noyon, il patrono dei caratteri difficili. Per la tosse e le malattie delle orecchie viene indicato Sant’Agostino, che protegge anche dagli attacchi di animali pericolosi per l’uomo. E in alcuni casi le 'competenze' si sovrappongono: se Santa Lucia è notoriamente la protettrice degli occhi, al suo fianco opera anche Sant’Acacio.
Basta un cero, un voto, una preghiera e il gioco è fatto. Gli espedienti per accattivarsi la simpatia di un Santo sono infiniti: ''Il fioretto è senz'altro il più gettonato. Mia madre - ricorda Falconi - rinunciò a mangiare ciliegie fino a quando la sua preghiera non venne ascoltata. Ma c’è anche chi fa il digiuno, o rinuncia ai vizi''.
L’importante è crederci. Il resto lo fanno loro: San Bernardino da Siena combatte raucedine ed emorragie, San Carlo Borromeo si scomoda solo in caso di epidemie. La litania dei Santi ausiliatori, che guariscono o proteggono la salute dei fedeli, è lunga. Le puerpere possono mettersi nelle mani di Santa Caterina d’Alessandria, mentre il 'referente' ideale per chi soffre di patologie dell’intestino resta Sant’Eustachio. Mal di testa? Ci pensa San Dionigi. Reumatismi? San Cristoforo è quello giusto. Persino per mal di gola e balbuzie si invoca un aiuto 'dall'alto', il provvidenziale intervento di San Biagio.
E le vecchine assicurano: ''Tutto nel pieno rispetto dei medici''. Si scomoda il Paradiso per lenire il mal di denti, grazie all’intervento di Sant’Apollonia. O per scongiurare la cosiddetta 'morte improvvisa', per intercessione di Sant’Andrea di Avellino. E lo si fa ancora oggi. ''Solo che in genere non viene dichiarato'', precisa Falconi. ''Finché si tratta di una preghiera a un Santo, poco male''. Il problema, aggiunge, è ''quando si abbandona la medicina per affidarsi a sedicenti guaritori, cartomanti e santoni''. La febbre dell’occulto non risparmia neanche i camici bianchi. ''Anni fa - racconta Falconi - mi capitò di scoprire che un collega gravemente malato si era rivolto a un taumaturgo. Un insospettabile che mai avrebbe confessato un gesto dettato dall’irrazionalità. Il più delle volte resta un segreto: ci si vergogna di credere al sovrannaturale''.